L’editoriale - Manifesto della Neorinascenza
Autore: Luca Morricone
«Queste pagine non hanno affatto lo scopo né di far piacere, né d’istruire, né di risolvere con ponderatezza le più gravi questioni del mondo. Sarà questo un foglio stonato, urtante, spiacevole e personale. Sarà uno sfogo per nostro beneficio e per quelli che non sono del tutto rimbecilliti dagli odierni idealismi, riformismi, umanitarismi, cristianismi e moralismi». Così scriveva Giovanni Papini al punto quattordicesimo dell’Introibo del numero d’apertura de «Lacerba», il quindicinale futurista pubblicato per la prima volta a Firenze nel 1913.
A quasi un secolo da allora – superati le avanguardie, gli sperimentalismi, gli sconvolgimenti dei canoni artistici e letterari; fattasi sempre più sensibile la velocità con cui la vita umana corre e bruscamente si arresta, quella con cui si comunica e si sparla, quella che sclerotizza, aliena e rende inumano – c’è ancora l’attesa per un imminente cambiamento, rispetto alla deriva del non scegliere, del lasciare che si decida per noi stessi o che non si decida.
C’è sempre stata una linfa, quella del genio umano che ha saputo costruire anche laddove intorno si distruggeva, la linfa del creatore, artista, con cui oggi quasi si stenta il confronto: il passato, la tradizione così pesante.
La visione del tempo non può essere puramente lineare; bisogna, invece, concepire un modello temporale dialettico, in cui permanga la contemporaneità dei periodi storici, da cui generare una differente concezione di progresso e di novità: un parto assai meno difficile di quanto sia innovatore, reazionario e rivoluzionario, una Neorinascenza.
Questa è la nostra spinta, il nostro Movimento dal basso, dagli inferi della nostra corporalità e del nostro demone, dal «luogo occultato» di questa società «da cui rivelare» e «comunque necessario».
«Línfera» è l’omaggio alle ribellioni del passato e, soprattutto, è l’iscrizione votiva dell’ambizione di pochi che si prefiggono di segnare una rotta. L’obiettivo è ricollocare le arti e, in primo luogo, la letteratura entro i campi di destinazione, socialmente e individualmente significanti, contro la spettacolarizzazione, la mercificazione e l’autoridimensionamento che le confondono.
Punto d’arrivo di tale tracciato è, dunque – ancora – il segno artistico che abbia in sé o che acquisti luce, per mezzo delle sue relazioni e per effetto anche di «pietà e terrore»: una valenza catartica, la purificazione capace di accrescere le qualità dei singoli e, così, quelle universali.
Percorrere la rotta vuol dire essere in Movimento, porsi nello stato di divenire, apprendere, mutare e mutarsi attraverso il continuo dialogo, il confronto anche aspro, crudele e curioso: delle diversità, di altre scelte possibili e impossibili, delle arroganze e delle umiltà.
Non c’è ponderatezza, ma tenacia, critica e desiderio, nonché necessità di fissare le tappe, purché valga sempre il principio che «chi non riconosce agli uomini d’ingegno, agli inseguitori, agli artisti il pieno diritto di contraddirsi da un giorno all’altro non è degno di guardarli».
Questo primo editoriale, che può spiegare soltanto marginalmente le fasi e le motivazioni di una ricerca estenuante e in continuo svolgimento, è quindi da intendersi come l’avvio del Manifesto della Neorinascenza, cui si legano o si ribellano gli approfondimenti e i contrappunti delle pagine seguenti, costituendo un unico testo: più complesso, leggibile diversamente nelle sue molteplici sfaccettature, nei suoi rispecchiamenti, e che si propone diversamente da una scuola, come il nutrimento e la riaffermazione della dignità di differenze e individualità.

