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La civiltà dei poeti in Campidoglio

Mercoledì, 10 febbraio 2010, alle ore 17,00, presso la Sala del Carroccio del Palazzo Senatorio (piazza del Campidoglio, 1) a Roma, si tiene la presentazione di La civiltà dei poeti (Edizioni Progetto Cultura, 2009) un volume con poesie e scritti di Dante Maffia, Salvatore Martino, Elio Pecora, Angelo Sagnelli e Maria Luisa Spaziani. Dopo il saluto del Consigliere Comunale Dario Nanni, intervengono Franco Ferrarotti (autore della prefazione), Salvatore Martino, Elio Pecora, Angelo Sagnelli e Maria Luisa Spaziani. Presentano l’evento Luca Morricone e Roberto Raieli.

La civiltà dei poeti è il secondo volume della collana Selezione Quaderni di línfera che, insieme agli altri, testimonia come l'impegno della Redazione nel portare avanti il programma di Neorinascenza trovi continue possibilità di formarsi in strumenti a disposizione della società letteraria presente e futura.

Dalla nota all’edizione: «Questo libro è dedicato ai Maestri e ai Discepoli. È un impegno concreto e una forte dichiarazione di responsabilità. È una fatale questione di consapevolezze, artistiche e sociali. […] Questa antologia di poesie e di scritti nasce per l’esigenza di condividere un materiale concreto su cui confrontarsi. […] Come si può non sostenere che società, politica e letteratura siano la stessa cosa?».

Dalla prefazione di Franco Ferrarotti: «Contrariamente a molte definizioni, più o meno faziose, non si può dire che gli intellettuali italiani siano i «cani del Sinai», di cui scriveva con una verve straordinaria e felice vis polemica Paul Nizan. Non hanno denti – gli hanno strappato i canini fin da piccoli. […] Storicamente, si direbbe che, al contrario dei loro confratelli di altre culture, non siano riusciti, se non raramente e in circostanze eccezionali, a stabilire un rapporto positivo non necessariamente ‘organico’, con la loro società. […] Politici e intellettuali, potentati economici e università, vertici sociali e popolo minuto, a dispetto di ogni paternalismo e familismo populistico, vivono in stanze separate, sostanzialmente estranei gli uni rispetto agli altri».

Dalle Questioni del ditirambo: «Che significato ha fare poesia oggi? […] Non si sa dove incomincia il movimento delle ‘scelte’. È la letteratura che deve cambiare per influire sulla coscienza sociale e questa sulla politica? Deve cambiare per prima la società, in modo da favorire i mutamenti di tutto ciò che la riguarda, quindi anche della cultura, della letteratura e della politica? O forse dipende tutto dalla politica? Solo da un suo illuminato sviluppo potranno derivare le linee guida per la ricostruzione di una società migliore e, di conseguenza, la rinascita di una letteratura che la rappresenti degnamente?».


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